| |
 |
La morte
Ne impiccavano anche due o tre alla volta: Li impiccavano
e poi leggevano la condanna, dicevano che avevano tentato di scappare,
oppure erano accusati di sabotaggio, ecco, però la sentenza venivano letta
dopo che uno era già stato impiccato.
Dorval Vannini
L’SS era una legione straniera, c’erano di tutte le nazionalità.
Un giorno un maresciallo SS, triestino, italiano, era lì con un altro
soldato che avrà avuto diciotto anni, e gli fa: " vedi quei dieci
con quella longarina?": Io lavoravo all’interno delle gallerie però
ogni tanto sortivo fuori per far appuntire lo scalpello. Passai di lì
mentre c’era questa discussione: Gli fa :" vedi quei dieci? "Io
li ammazzo tutti, colpo colpo con la pistola". Piglia la pistola
, ta ta e li ammazza tutti e dieci.
Roberto Castellani
Eravamo in molti pratesi lì a Ebensee; qualcuno non si
rivedeva: o andavano in un altro campo di concentramento, oppure sparivano
perché erano morti. Lì se ne vedevano tanti, dopo due o tre mesi non si
vedevano più: sa lì purtroppo non ti dicevano mica nulla nessuno. Non
li rivedevi più. Quando ci si ritrovava si diceva: "ma l’hai visto
te il tale? E’ un pezzo che non l’ho veduto". E in quella maniera,
piano piano si spariva, le file si assotigliavano, era logico: con la
vita che si doveva fare non c’era possibilità.
Aldo Becucci
……la mattina s’andette all’appello, m’abbracciò; mi disse
:" ci si vede a guerra finita, a casa". Poi dice." Quando
tu vai a pigliare il rancio, la mattina, se tu vedi a mezzogiorno non
cisono, è segno che la fuga è riuscita", perché quando li pigliavano
li impiccavano nel piazzale dell’appello. Io vò a mangiare, guardo e non
c’è. La sera fanno l’appello e ne manca uno. Allora mi ricordo, guardi
me loricordo come fosse ora, era una giornata chiara, abbastanza limpida,
io c’avevo vicino a me dei polacchi, dei francesi, e fanno: "Bien
italiano-dice- è scappato"…Tutti a congratularsi con noi; ecco, ci
considerarono da quel momento compartecipi; da quel momento la nostra
situazione la cambiò, si fù considerati come loro: ma guarda gli italiani
sono riusciti…. E di lì presero una grande fiducia in noi italiani. Dopo
tre giorni torno da lavorare, la mattina, e ti vedo, Danilo l’avevano
bell’e ripreso: il 14 maggio lo fecero sbranare dai cani. Loro volevano
sapere chi aveva organizzato quella cosa, lui, a quanto sembra non ha
detto nulla. Se si comincia a entrare nel soffrire non si finisce più!
Roberto Castellani
La Speranza
Si diceva: " oh ci sono gli americani vicini, m’hanno
detto c’è i russi" per noi era la vitamina che ci teneva in piedi,
erano le pasticche che ci si fabbricava. Io là non volevo morire e mi
inventavo da me le pasticche…. Come dopo ho durato tanti anni: andavo
a letto, mi inventavo una pasticca per dormire senza prendere psicofarmaci.
Fiorello Consorti
Si sentiva dire: " c’è i russi che sono vicini a quel
posto, gli americani son vicini, tu vedrai un giorno o due sono qui".
Ma non si diceva sempre a questa maniera per far coraggio a tutti: s’era
io e il Castellani, specialmente il Castellani diceva: " Calamai,
bisogna tirarli su, vedi come sono disperati, sennò si ammazzano".
Tirarli su che fai, se non si sa nulla? ….e allora si diceva :" tra
un giorno o due, tre o quattro giorni c’è gli americani"; poi passavano
mesi e mesi. La mentalità di dire, si cerca di stringere i denti e di
tornare a casa. Perché a molti prendeva la disperazione, era un pasticcio,
morivano prima. E noi si coccolavano, si diceva :" state calmi ,
ci vuole giudizio, ci vuole temperamento, bisogna tornare a casa, non
ci si deve far pigliare dallo sconforto" " Ma io non ce la fò,
io muoio, lo sento" " Non si deve dire che tu muori, cerca di
stare duro, resisti, fai come fò io, tanto ormai siamo qui e bisogna cercare
di lottare per tornare a casa"… E qualcuno insomma s’è lasciato anche
un po’ troppo andare alla disperazione; non con questo che gli dia un
torto, perché vedere quel che si vedeva… era terribile.
Giulio Calamai
Chi aveva la moglie e aveva lasciato i figlioli, come tanti
che hanno lasciato tre o quattro piccini, avevano dei pensieri, pensavano
a loro e piangevano; per esempio io conoscevo babbo e figliolo, che il
babbo piangeva e il figliolo piangeva, insomma: sono morti tutti e due
perché pensavano a casa…….
Dorval Vannini
La liberazione
La liberazione, mi ricordo, ero nel blocco della morte:
era un blocco isolato per quelli che non lavoravano più non erano buoni
a nulla, si sentì una gran confusione, si sentì scappare tutti. "Che
succede, che succede?" Ma non ci si poteva mica muovere non ci si
rendeva conto nemmeno, perché il cervello non diceva più il vero! E poi
principiarono a venire nelle baracche, a portarci via allora si vide che
erano americani.
Giulio Calamai
Da ultimo s’accorse che la guerra …ci doveva esserci qualcosa,
perché il vitto diminuì, non ci davano quasi più niente. Poi si vide che
il fronte era vicino perché due giorni avanti, la sera, le SS smontarono
tutto, caricarono sui camion e andattero tutti via. Venne la Wehrmacht.
La maggioranza di noi s’era in una condizione….. , io non ci vedevo più
e camminare duravo fatica, a tentoni, così, perché proprio s’era agli
stremi, lì bastava altri quindici giorni e non se ne parlava più…. Vennero
i primi carri armati americani: trovarono nelle baracche i cadaveri accatastati,
perché il forno crematorio non ce la faceva più a bruciarli, e allora
si misero la mani nei capelli perché non sapevano cosa fare. Icchè gli
inventavano? Fare delle fosse, delle grandi fosse e buttarli dentro; un
po’ di soda caustica, non so che ci misero, e ricoprirono ogni cosa.
Aldo Becucci
Era tanto che si diceva , col cervello: " c’è gli
americani c’è i russi": Ero sotto un pancale di un blocco, ero più
morto che vivo, tutto pesto, massacrato: mi scoprì un americano, ma doveva
essere un prete perché mi ricorderò sempre di questo coso bianco che aveva
qui sotto. Parlava l’ italiano, sentii che diceva: "no, ma questo
si muove, si muove". Gli americani ci davano del brodo, latte, queste
robe liquide e pasticche di vitamine. Io ero messo male, avevo la pleurite,
la febbre a 39. Mi pesarono: ero ventotto chili e novecento grammi!
Fiorello Consorti
I contatti con il mondo esterno erano limitati, ma il comitato
all’interno del campo riceveva qualche notizia tramite i soldati che erano
lì di guarnigione. Per esempio, il dottor Pecard era un ufficiale dell’aviazione,
solamente aveva preso la malaria e l’avevano messo a riposo, però avendo
bisogno di medici lo avevano messo lì. La notizia che volevano far saltare
, farci morire tutti c’e l’ha data lui: ci disse che mentre era a una
festa per l’ultimo dell’anno con tutte le SS, sentì un ufficiale dire
al comandante: "ma se noi si perde la guerra?" "No , la
guerra non si perde la guerra la si vince", loro erano sempre convinti
di vincerla. "No, ma puta caso si perdesse la guerra, di questi bastardi
icchè ci se ne fà?" " Semplice: si fa un finto allarme, si mandano
nelle gallerie e si fanno saltare tutti per aria". Alcuni giorni
prima della liberazione, viense l’ordine del comitato internazionale:
siamo prossimi alla liberazione, quando quando sarà il momento che vi
si dice noi, non andare in galleria" La mattina ci volevano mandare
tutti nelle gallerie, ci si rifiutò:allora il comandante- non aveva più
la forza per poterlo imporre- disse: "va bene se volete stare qui
accetterete quello che succede". Dicemmo: "si, si è tanto che
si accetta che vu c’avete dato sicchè s’accetta ora quello che si vuole".
Andette via. Le SS erano scappate. C’era rimasto solamente quei vecchi
della Wehrmacht, poverini loro non c’avevano colpa di nulla …. Ci facevano
quasi compassione a noi. Il giorno della liberazione fu un giorno talmente
felice che uno se lo puole immaginare, e talmente triste per ripensare
tutti questi amici e compagni che erano morti durante….
Roberto Castellani
Il ritorno
"Vien via, vien via, si torna in Italia". Dissi:"
ma dove…non ce la fo neanche a montare costà su". Dice " vieni,
ti si tira su noi". Con questi camion americani si arrivò a Bolzano;
poi da bolzano ci portarono a Bologna e costì ci misero, non so che cos’era,
pareva fosse una stalla. Io ebbi fortuna che venne una Pubblica Assistenza
di Prato: la venne a prendere una signorina che aveva male alle gambe.
Mi dissero: " che sei di Prato ?" " Si, sono di Prato ma
non ce lafo a venire giù" "Porca miseria, vieni via!" e
mi portarono loro fino a casa. Mi portarono da uno zio, perché la mia
mamma, un colpo tutto insieme, allora dice è meglio….. Quando tornai ero
trentadue chili, dopo un mese essere stato con gli americani, sicchè voglio
dire…. Mi sarebbe garbato fare le fotografie, perché oggi erano importanti
magari anche a distanza di cinquantanni potevano avere un certo valore.
Ma lì per lì penso che nessuno di noi ci abbia pensato.
Aldo Becucci
Dopo Verona s’andò a Bologna, ma non s’ebbe accoglienza
di nulla perché ci mandarono nelle scuderie e lì ci lascionno…… Un camion
ci scaricò nei pressi di Prato, dinanzi Porta S.Trinita, e lì trovai il
brigadiere delle guardie, mi vide. Disse: " la guardi, la vada a
casa, perché siccome c’ho i genitori anziani, non so se l’hanno saputo….
Io torno dal campo" " Che scherzi? Vo subito"…. E difatti
entrai in S,Trinita, s’eramo cinque, vidi la mì sorella a braccia alzate!
Bruno Paoli
Noi la Croce Rossa non s’è mai vista…. Una donna di Ebensee
è andata a Salisburgo e ha detto "guardate che a Ebensee c’è ancora
degli italiani": è partito questo prete, è arrivato il mercoledì,
è venuto, ha visto la situazione e ha detto "io venerdì vengo con
i camion degli americani e vi porto via"…. E praticamente in una
settimana siamo tornati a casa. A casa è stata una storia brutta, perché
venivano i familiari a domandarci dei sua: noi si sapeva che erano morti
insomma, si cercava: " si, l’ho visto due mesi o tre mesi fa, era
vivo, sarà dietro, tornerà". Icchè gli si raccontava?
Dorval Vannini
Si stiede quarantadue giorni per strada…. Prima di varcare
il confine la padrona di un bar disse: " non andate via, è brutto
là partite domani". C’erano dei militari, dice: " ci siamo noi…si
aiutano questi ragazzi": Invece per la strada non ci aiutò nessuno,
e si rimase io e il Castellani; era le nove di sera, eravamo in cima alla
montagna, c’era la neve, s’affondava:Questo ragazzo non cela faceva più;
dice: " Gino, vai via, vai via te, salvati"… Io ero un pochino
più avantie gli dissi: " guarda Roberto, c’è una capanna"; quando
sentì dire una capanna, questo ragazzogli venne tutte le forze del mondo…
La mattina si andò in cima al monte e ci si ricalò giù, si andò verso
la fortezza…. Un po’ più avanti si trovò i paracadutisti che erano a presidiare
il confine; dice "Madonna ragazzi, o di dove venite?" "
Si viene da Mathausen". Dice " o che siete impazziti?".
Ci presero, ci portarono in baracca e…. tutto ogni ben di Dio.
Gino Fioravanti

|