Spesso, passando in auto o in autobus nelle strade della mia città durante il recente
conflitto iracheno, mi sono stupito dal numero delle bandiere della pace visibili su numerosi
balconi, e devo dire che oggi continua ancora a stupirmi, almeno in parte, il numero dei drappi
che persistono a sventolare, magari un po' sbiaditi per il sole estivo ma ancora perfettamente
in grado di recare visivamente il loro messaggio.
Ma perché, tuttavia, continuare a mantenere esposto questo vessillo multicolore nella
propria abitazione, dato che la guerra in Iraq si è 'ufficialmente' conclusa? La risposta
che diamo a questa domanda dipende dalla concezione che ognuno di noi ha della bandiera della
pace e più in generale della pace stessa. Molto è stato scritto nei mesi passati
a proposito del drappo che, secondo alcune testimonianze, per primo Aldo Capitini portò in
Italia: sono state espresse critiche spesso piene di pregiudizi e di semplificazioni, talvolta
però anche con un fondo di verità che avrebbe dovuto indurre le persone (ed in
particolare i nostri rappresentanti politici) a riflessioni più approfondite. Se noi
infatti avessimo usato l'esposizione delle bandiere a sette colori unicamente come simbolo della
nostra contrarietà al conflitto iracheno (pur essendo questo ovviamente la causa
scatenante del vertiginoso incremento della vendita delle stesse), a mio avviso avremmo commesso
una riduzione del problema, per tacere poi di chi avesse usato la questione strumentalizzandola o
servendosene per esprimere contrapposizioni o polarizzazioni. La guerra e la pace non sono
avvenimenti episodici o casuali, ma sono processi che si ripetono nel tempo e soprattutto effetti
di decisioni politiche, economiche, militari. Essere 'contro la guerra' non è riducibile
ad essere solo contro la guerra in Iraq né, in ultima analisi, nemmeno ad esporre
unicamente la bandiera arcobaleno dal proprio balcone, ma vuol dire farsi portatori di una
'prassi nonviolenta' ogni giorno della propria vita, tramite ciascuna delle proprie scelte
quotidiane.
Se la bandiera deve sventolare da ogni balcone (e sarebbe auspicabile che accadesse), deve
necessariamente riacquistare il suo valore originario per ognuno di noi, che è quello
della 'convivialità delle differenze' (per usare una bellissima espressione di Don Tonino
Bello) e soprattutto il valore biblico della 'riconciliazione di Dio con il mondo'; in questo
senso tutto ciò va oltre il conflitto iracheno (che inoltre non si è ancora
definitivamente chiuso), per spingersi nella direzione della costruzione di relazioni di pace in
ogni luogo del pianeta: penso ai conflitti ed alle sofferenze nella zona dei Grandi Laghi in
Africa, al Medio Oriente, ad alcune parti della Asia e dell'America Latina. La bandiera della
pace si dovrebbe quindi trasformare in una bandiera 'per la pace', da togliere dai balconi solo
quando nel mondo si sia instaurata una pace vera e duratura.
Dal mio balcone sveltola ancora una bandiera.