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Il perché dell'arcobaleno ancora sul balcone
di Leonardo Nunziati

Spesso, passando in auto o in autobus nelle strade della mia città durante il recente conflitto iracheno, mi sono stupito dal numero delle bandiere della pace visibili su numerosi balconi, e devo dire che oggi continua ancora a stupirmi, almeno in parte, il numero dei drappi che persistono a sventolare, magari un po' sbiaditi per il sole estivo ma ancora perfettamente in grado di recare visivamente il loro messaggio.

Ma perché, tuttavia, continuare a mantenere esposto questo vessillo multicolore nella propria abitazione, dato che la guerra in Iraq si è 'ufficialmente' conclusa? La risposta che diamo a questa domanda dipende dalla concezione che ognuno di noi ha della bandiera della pace e più in generale della pace stessa. Molto è stato scritto nei mesi passati a proposito del drappo che, secondo alcune testimonianze, per primo Aldo Capitini portò in Italia: sono state espresse critiche spesso piene di pregiudizi e di semplificazioni, talvolta però anche con un fondo di verità che avrebbe dovuto indurre le persone (ed in particolare i nostri rappresentanti politici) a riflessioni più approfondite. Se noi infatti avessimo usato l'esposizione delle bandiere a sette colori unicamente come simbolo della nostra contrarietà al conflitto iracheno (pur essendo questo ovviamente la causa scatenante del vertiginoso incremento della vendita delle stesse), a mio avviso avremmo commesso una riduzione del problema, per tacere poi di chi avesse usato la questione strumentalizzandola o servendosene per esprimere contrapposizioni o polarizzazioni. La guerra e la pace non sono avvenimenti episodici o casuali, ma sono processi che si ripetono nel tempo e soprattutto effetti di decisioni politiche, economiche, militari. Essere 'contro la guerra' non è riducibile ad essere solo contro la guerra in Iraq né, in ultima analisi, nemmeno ad esporre unicamente la bandiera arcobaleno dal proprio balcone, ma vuol dire farsi portatori di una 'prassi nonviolenta' ogni giorno della propria vita, tramite ciascuna delle proprie scelte quotidiane.

Se la bandiera deve sventolare da ogni balcone (e sarebbe auspicabile che accadesse), deve necessariamente riacquistare il suo valore originario per ognuno di noi, che è quello della 'convivialità delle differenze' (per usare una bellissima espressione di Don Tonino Bello) e soprattutto il valore biblico della 'riconciliazione di Dio con il mondo'; in questo senso tutto ciò va oltre il conflitto iracheno (che inoltre non si è ancora definitivamente chiuso), per spingersi nella direzione della costruzione di relazioni di pace in ogni luogo del pianeta: penso ai conflitti ed alle sofferenze nella zona dei Grandi Laghi in Africa, al Medio Oriente, ad alcune parti della Asia e dell'America Latina. La bandiera della pace si dovrebbe quindi trasformare in una bandiera 'per la pace', da togliere dai balconi solo quando nel mondo si sia instaurata una pace vera e duratura.

Dal mio balcone sveltola ancora una bandiera.