intestazione
Società Corale GUIDO MONACO - Via S.Vincenzo, 12 - 59100 Prato - E-mail guidomonaco@associazioni.prato.it

IL TESORO DELLA MEMORIA


Primi anni del '900 - Giardino del Collegio Cicognini - Coro e Consiglieri della Guido Monaco

Anno 1878. In un’Italia che ha trovato da pochi anni la completa unità nazionale. In un panorama musicale dominato dal grande Giuseppe Verdi, il quale, dopo il successo della sua Messa, sta già pensando all’Otello. In una Prato che conta all’anagrafe circa 40.000 abitanti, stava per nascere la prima Società Corale: la “Guido Monaco”. Questa Istituzione, che conta ormai centoventisette anni di vita –senza soluzione di continuità- nacque come nascono tutte le iniziative del popolo: “umilmente, modestamente, per uno di quegli impulsi generosi che ha sempre l’anima del buon artigiano che fa senza la pretesa di fare, e forse anche senza sapere dove un giorno potrà arrivare la sua iniziativa”; così tratteggia il Prof. Amerigo Bresci nel suo libro La Guido Monaco di Prato e i suoi cinquant’anni di vita.
La scintilla che originò l’impresa fu la convinzione di un gruppo di cantori (erano nove), provenienti in buona parte dall’orfanotrofio Magnolfi ed educati musicalmente dal canonico Ciabatti, scelti per l’opera Marinella del compositore pratese A. Ciardi, eseguita al Teatro Metastasio; i quali, consci del loro valore artistico, non vollero sottostare al volere degli Accademici, del Teatro stesso; i quali, per la realizzazione di opere successive, pretendevano che i coristi dovessero superare un concorso bandito per l’occasione.
Oreste Vannucci, calzolaio, fu il soggetto che seppe riuniore attorno a sé il primo nucleo corale (tutti uomini, le donne sarebbero entrate, sotto la direzione del M° Pietro. Bresci, nel 1942) composto da quarantanove elementi: undici Tenori primi, otto Tenori secondi, undici Baritoni, nove Bassi. La sede provvisoria fu la bottega del Vannucci; il quale, oltre a essere corista (aveva una bella voce di basso) fu eletto anche presidente. La quota associativa venne stabilita in dieci centesimi la settimana; l’incasso sarebbe servito, anche se in maniera molto modesta, a ricompensare il M° Pietro Viviani, primo insegnante.

I maestri che seguirono al Viviani, fino al 1901, furono: Sebastiano Lazzerini, Luigi Borgioli, Giovanni Castagnoli, Attilio Nuti.
A proposito del Nuti, che diresse dal 1896 al 1901, siamo orgogliosi di ricordare che possediamo una foto, donataci dalla famiglia, dove fra gli altri si osserva un imbronciato ragazzino che si chiama Alfredo Catalani; il quale, stimato dal grande Toscanini, diventerà poi il compositore che tutta l’Italia conosce.
La Corale si trasferì nell’attuale sede (via S. Vincenzo n° 12) nel Maggio 1896, e in quell’occasione offrì alla cittadinanza un grande concerto, al quale partecipò anche il grande tenore Tobia Bertini, pratese.

Con l’inizio del nuovo secolo la Corale, uscita dal ‘bozzolo’ cittadino, consegue il 2° premio con medaglia d’argento al concorso di Lucca. Da quel momento, sotto la guida del M° Borgioli, che aveva nel 1902 ripreso la direzione e che rimase in carica per quasi trent’anni, la Monaco visse uno dei periodi più fulgidi della sua storia. I successi nei concorsi furono molti. I principali: Bologna 1902, Milano 1906, Genova 1907, Torino 1911, Milano 1913, Trieste 1922, Roma 1927. Inoltre una serie di concerti, fra i quali: Firenze 1913 – Centenario Verdiano; Roma 1920 – Teatro Augusteo; Firenze 1921 – Centenario Dantesco; Assisi 1925; San Rossore 1930, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III.

Al Borgioli successe il M° Pietro Bresci, il quale, oltre alle opere liriche allestite e rappresentate sia al Politeama che al Metastasio, guidò nel 1947 la Corale ad un concorso all’estero in terra inglese – Llangollen, Galles- e in un concerto tenuto presso gli studi della BBC di Londra; inoltre il Bresci guidò la Monaco in vari concerti espressamente allestiti per la Radio e trasmessi dalle stazioni dell’EIAR durante l’evento bellico.

Nel 1952 al Bresci successe Ivo Castagnoli, valente pianista e professore di contrabbasso, che diresse il corpo per dieci anni. Fu sotto la sua guida (era il 1961) che il coro, ingaggiato dal Teatro “Radio City Music Hall” tenne cartellone per trenta giorni nello spettacolo Viva l’Italia, che si tenne nel teatro stesso posto nel centro della città di New York. Castagnoli diresse la Monaco anche in applauditi concerti di chiusura stagione dello stabilimento termale Il Tettuccio di Montecatini - memorabile il concerto con l’orchestra dei pomeriggi musicali della RAI diretta dal M° Tito Petralia; nonché in concorsi organizzati dall’O.R.S.A.M. di Roma, dove la Corale ottenne onorevoli piazzamenti.

Al M° Annibale Gianuario, che tenne la direzione dal ’64 al ’66 –buona l’affermazione al Concorso Internazionale ‘Guido d’Arezzo’ del 1964- successe Francesco Prestia con il quale il Coro, nel 1967, ebbe l’opportunità di cantare insieme al Coro del Comunale di Firenze nel prologo del Mefistofele, solista il giovane e magnifico Boris Ghiaurov e direttore il grande Antonino Votto.
Nel 1970 arriva il M° Roberto Gabbiani, attuale direttore del Coro dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma. Nel Coro “Guido Monaco”, grazie all’operato instancabile dello scomparso Paolo Agostini, allora Presidente, confluirono molte voci giovanili. Sotto la presidenza di Agostini e con il supporto del M° Bevilacqua fu ripristinato il coro delle voci bianche che, grazie ad una foto d’epoca, è stato accertato esistesse già del 1885.

Si può dire che dal 1970 al 1975 la Corale abbia di nuovo vissuto uno dei periodi più belli. Impegni di grosso spessore contraddistinsero questo periodo:
1971, Svizzera francese, Incontri corali di Montreux; concerti a Losanna e Ginevra (aula magne del Centro Europeo Ricerche Nucleari);
1971, commissionato dal Teatro Comunale di Firenze per il XXXIV Maggio Musicale, debutto al Teatro La Pergola con l’opera didattica di B. Brecht, Il consenziente – il dissenziente, musica di Kurt Weill, direttore il grande Bruno Maderna. Nell’autunno dello stesso anno l’opera fu portata in altre tredici città della Toscana, direttore il M° Campanella.
1972, Stati Uniti d’America e Canada; concerti all’Hunter College e Cafuzzi Hall, concerti nelle chiese di Nôtre Dame du Champs e Nôtre Dame de la Defense, cattedrale di Montreal.

Il coro di voci bianche della Guido Monaco fiorì in quegli anni, diretto dal M° Fiorella Cappelli, ed ebbe, fra molte interessanti esperienze, un’occasione davvero straordinaria: partecipare all’Opera collettiva di Luigi Nono (Teatro Metastasio, 1977) e ad un laboratorio sperimentale condotto dal grande compositore.
Dall’Aprile 1971 al Maggio 1982, sotto l’egida dell’Amministrazione comunale e dell’Azienda Autonoma di Turismo, la Monaco ha organizzato il Concorso Nazionale per Cori di Voci Bianche ‘Città di Prato’: ben undici edizioni, di cui due al livello internazionale.

Nella Corale, dopo Gabbiani arriva nel 1975 il M° Pietro Rossi, docente al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze. Il Rossi ha condotto la Corale per oltre un ventennio. Fu lui che riformò all’interno del coro la sezione femminile e che intuì la necessità di istituire un corso di lettura cantata, con il metodo del ‘Do mobile’, affinché i coristi sviluppassero le loro potenzialità musicali. Sotto la sua direzione la Corale ritornò a vincere concorsi di polifonia: Vittorio Veneto (primi per due volte), Castiglione del Lago (un primo posto e un secondo posto). Memorabile l’affermazione, quale unico coro italiano ammesso in finale al Concorso Internazionale di Tours (Francia) nel 1992. Buone le prove negli Incontri Corali di Pescara, dove la critica si profuse in lodi lusinghiere, ma anche meritate, per le esecuzioni fatte, e dove il coro ebbe il privilegio di essere diretto, in una esecuzione effettuata nella splendida cornice di Serra Monacesca, dal grande Nino Antonelli, Maestro del Coro della RAI.
Il Rossi sviluppò anche un repertorio basato sulla musica romantica tedesca, che servì per la fusione delle voci e la relativa intonazione. Tutto ciò tornò molto utile nelle due trasferte in Germania, dove il pubblico di madrelingua si profuse in grosse lodi. Il coro istruito dal Rossi eseguì anche messe importanti, come quelle di Schubert e Diabelli, con orchestra.

Nel 1997 è arrivato il M° Lorenzo Fratini, attualmente Maestro del Coro stabile del Teatro di Trieste. Sotto la guida di Fratini, professore di clarino, maestro di bande, diplomato in canto corale, il coro Guido Monaco ha collaborato con varie orchestre: Camerata di Prato, Regionale Toscana, Florence Symphonietta, Del Giglio di Lucca, di Belgrado; ed è stato preparato a svolgere programmi impegnativi, quali: rappresentazioni di opere –Tosca, Rigoletto, Così fan tutte, Le nozze di Figaro, Le congiurate, Paride ed Elena; operette – La vedova allegra; concerti – IXa Sinfonia di Beethoven, Il sogno di una notte di mezza estate, Carmina Burana, Thamos Re d’Egitto, Peer Gynt; oratori – Gloria di Vivaldi, La creazione di Haydn, Trittico dantesco di Padre Bernardino Rizzi eseguito nella Cattedrale di Aquileia e nella Basilica del Santo di Padova; messe: Incoronazione di Mozart, Requiem di Fauré, La stella di Domenico Scarlatti eseguita a Vienna nella Minoritenkirche.
Si può dire che il periodo Fratini sia stato uno dei più prolifici che la società abbia vissuto.

Attuale Maestro del Coro è Lorenzo Donati, compositore, professore di violino e valente conduttore, specialmente nel repertorio rinascimentale e moderno. Entrato a far parte della ‘famiglia’ da circa un anno, ha già dato prova di bravura allestendo il Deutsches Requiem di J. Brahms, che il coro ha brillantemente eseguito con l’orchestra Camerata di Prato, sotto la direzione del M° Filippo Maria Bressan, uno dei più valenti maestri di coro de momento; e l’opera La ville morte (il testo è di Gabriele D’Annunzio, la musica di Nadia Boulanger con orchestrazione di R. Pugno), commissionata dall’Accademia Chigiana di Siena ed eseguita in quella città nella chiesa di Sant’Agostino il 15 e 16 Luglio 2005.

All’interno dell’istituzione sta crescendo, sotto la paziente istruzione di Federica Baldi, un gruppo di piccolissimi cantori, futuro coro di voci bianche.
È trascorso oltre un secolo, e ciò che nacque nella bottega di un ciabattino è ancora vivo e presente. Noi crediamo che il canto, nelle sue molteplici espressioni, sia un bisogno che non conosce confini e che debba essere trasmesso con la semplicità e la determinazione di un atleta di staffetta: che, affinché la gara possa proseguire, lascia il testimone a colui che ha il compito di andare oltre.

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