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Il sabotaggio di Poggio alla Malva

Una delle azioni pi¨ importanti della Resistenza toscana.

Dalla Serra partirono Bogardo e Alighiero Buricchi, Lido Sardi, Bruno Spinelli e Mario Banci.
Enzo Faraoni e Ariodante Naldi attesero sul muro davanti al bar di Poggio alla Malva, mentre Ruffo Del Guerra arrivò un po' un più tardi, perché all'ultimo momento tornò a casa per indossare un giubbotto pesante a causa della pioggia.

Era l'11 giugno del 1944.
Appena furono in cima alla cipressaia, presso la Cavaccia, Bogardo dispose che scendessero tre da una parte e tre dall'altra, mentre lui e il Naldi avrebbero tagliato dritto verso il centro della zona che dovevano raggiungere.
I vagoni erano disposti su un fronte di 50-60 metri, a circa 400 dalla stazione (foto: la stazione oggi 41 kb), su un binario evidentemente predisposto per tenere a debita distanza dall'edificio i pericolosi prodotti del polverificio Nobel.
Le sentinelle dovevano essere eliminate, ma stranamente non furono trovate.

Quel sabato sembra vi fosse una festa allo stabilimento Nobel e i soldati tedeschi probabilmente erano andati tutti a ballare.
Al segnale di via libera ebbe inizio la fase più delicata della pericolosa operazione:
mentre una parte dei partigiani vigilava alle due estremità dei vagoni, Enzo Faraoni ne spiombò uno e Bogardo vi entrò dentro con Ariodante Naldi.
Il programma era questo:
prelevare una cassa di tritolo per minare, in un secondo momento, il ponte del Mulino. Al segnale di Bogardo, fatto con una lampada elettrica, riunirsi e quindi partire per il sentiero che saliva obliquamente per mettersi al riparo sulla strada rotabile, possibilmente oltre il crinale, verso Poggio alla Malva.
Avevano calcolato di poter raggiungere agevolmente il luogo prescelto per mettersi in salvo.

Bogardo aveva con se sette metri di miccia e nella peggiore delle ipotesi la miccia della bomba a tempo durava un minuto, e in un minuto erano certi di poter arrivare al sicuro.
Appena aperto il vagone Bogardo disse ai compagni:

Ragazzi un po' di tempo ci vuole: son casse di legno spesso e per aprirle...

Va bene, aspetteremo. gli risposero.

Dopo una decina di minuti affidò una delle casse di tritolo, di 40 chili, a Bruno Spinelli, il quale si avviò con Mario Banci verso la Cavaccia, un ampio piazzale al margine della strada in cima al cipresseto e rimase nel vagone per un tempo che al Faraoni sembrò interminabile.
Poi disse ai compagni:

Noi saremmo pronti.
Non si fa altro che accendere la miccia.
Però ho portato anche una bomba a tempo,
per maggior sicurezza, nel caso ci fosse una malfattura della miccia.

Ma nel vagone aveva introdotto anche un fascio di balistrite in strisce, afferma Enzo Faraoni, con l'intento di innescare un incendio, di fare insomma una grande fiammata.

Nessuno sa cosa fecero durante il tempo che rimasero nel vagone Bogardo Buricchi e Ariodante Naldi.
Teoricamente l'operazione era molto semplice:
consisteva con il collegare la miccia che avevano a disposizione, a quella dell'ordigno, che diventava così un detonatore.
Ma qualcosa non funzionò, andò storto.
Non vi sono elementi sufficienti per formulare ipotesi alcuna.
Si è già detto che Bruno Spinelli e Mario Banci erano stati avviati con la cassa di tritolo alla Cavaccia.
Il resto della squadra era già lungo la scarpata ad attendere il segnale convenuto per riunirsi e quindi allontanarsi, però Ruffo Del Guerra si trovava sul ripiano, nel cipresseto, dopo aver percorso il primo tratto del sentiero che abbiamo delineato, quando vide accendersi la lampada elettrica di Bogardo.

Egli chiamò il compagno che gli era più vicino:

Enzo!

Ovvia! rispose Enzo.

Dopo di che, il Del Guerra vide Bogardo Buricchi con Ariodante Naldi saltare dal vagone e subito dopo il bagliore dell'esplosione, mentre Enzo Faraoni e Lido Sardi ricordano che si erano appena allontanati, di corsa, in fila indiana di pochi metri, che furono investiti dalle deflagrazioni perché lo scoppio dei carri avvenne per simpatia e non fu simultaneo.

Non finiva mai!

Le onde d'urto schiacciarono e quasi disintegrarono sulle rocce circostanti Bogardo e Alighiero Buricchi con Ariodante Naldi.
Di loro verrano ritrovati a distanza soltanto frammenti di ossa e tessuti muscolari, con la tessera ferroviaria del Naldi.
Faraoni e Sardi furono scagliati nel bosco e atterrati.
Del Guerra ricorda un attimo in cui vide tronchi e alberi schiantarsi e abbattersi e frantumarsi su per il pendio, poi più niente.
Bruno Spinelli, che aveva raggiunto la Cavaccia, fu investito forse anche dalla deflagrazione dell'esplosivo che aveva con se, scagliato dall'altra parte della strada su alcuni massi dove battè la testa e rimase mortalmente ferito.
Mario Banci non riportò ferite gravi anche se era in condizioni pietose.

Una voragine profonda fino al livello dell'Arno si aprì dove erano i carri in sosta, interrompendo quella vitale linea di comunicazione che inutilmente gli alleati avevano cercato di colpire con le loro bombe.

Il polverificio Nobel nel massimo della sua attivitÓ occupava circa tremila operai ed era uno dei pi¨ importanti d'Italia.
In seguito al sabotaggio cess˛ la sua attivitÓ e non forný ai tedeschi pi¨ un chilo di esplosivo.

La tragica azione era costata la vita a Bogardo e Alighiero Buricchi, Ariodante Naldi e Bruno Spinelli.
Ai partigiani caduti fu assegnata la medaglia d'argento al valor militare tra il 1971 e il 1972.

Nota della Redazione: Aquilino Buricchi, padre di Bogardo e Alighiero, morì in miseria nel febbraio del 1969, vittima di una società che certamente i suoi figli non avevano prevista.

I ragazzi di Bogardo erano prima di tutto suoi amici. Con alcuni di loro si ritrov˛ per attuare azioni di sabotaggio alle linee di comunicazione.
Verso la metÓ di febbraio '44 organizz˛ lo sciopero dei contadini di Carmignano per opporsi alla disposizione che imponeva di conferire all'ammasso altri quindici chili di frumento per ogni componente della famiglia.
In seguito alla fuga del podestÓ e all'intervento della banda di caritÓ fatta arivare da Firenze
per effettuare rappresaglie, la squadra di Bogardo il 2 marzo incendi˛ e distrusse con l'esplosivo l'ufficio comunale per gli accertamenti agricoli facendo sparire i documenti sul raccolto, riferimento essenziale per l'ammasso supplementare.

La SAP (Squadra Azione Partigiana) plotone dei fratelli Buricchi

Bogardo Buricchi, nato il 23 Ottobre 1920 a Carmignano. Comandante di SAP. Una delle figure pi¨ belle della Resistenza Pratese. Medaglia d'argento.
Rimasto ucciso nell'azione di Poggio alla Malva.
Di temperamento entusiasta ed un'apparenza apatica e riservata. Maestro e poeta, insofferente alle ingiustizie, spirito libero, godeva di un'autoritÓ indiscussa presso i suoi compagni,senza mai essere autoritario.
Cattolico, alcuni dicono, un prete mancato. Un'azione lo ricorda e definisce la sua personalitÓ:
Nella ricorrenza del 1 Maggio con altri suoi compagni iss˛ la bandiera rossa sulla Torre del Campano di Carmignano, sfidando fino alla beffa il potere nazifascista e divellendo nella discesa i pioli affinchŔ l'emblema provocatorio sventolasse lass¨ il pi¨ a lungo possibile.

Alighiero Buricchi, nato il 18 aprile 1925.
Fratello di Bogardo anche lui rimasto ucciso nell'azione di Poggio alla Malva l'11 giugno 1944.
Medaglia d'argento.

Altri componenti del plotone Buricchi che hanno partecipato al sabotaggio

Lido Sardi, abitante alla Serra aveva vissuto con i Buricchi fin da ragazzo.

Bruno Spinelli, era il pi¨ anziano del gruppo nato il 22 Aprile 1901.
Aveva lavorato al polverificio Nobel.
Era alla sua prima azione. Anche lui della Serra.
Medaglia d'argento.

Mario Banci, nato a Genova da genitori Carmignanesi il 7 Giugno del 1922.
Si trovava sfollato a Montalbiolo.
Amico di Bogardo, era entrato nella resistenza giÓ nel Dicembre del 1943.

Enzo Faraoni, compagno di studi di Bogardo, figlio del capo della stazione di Carmignano.
Insegnante dell'Accademia di belle arti di Firenze, aveva dovuto lavorare al polverificio Nobel per ottenere l'esonero militare, dopo di che non si era ripresentato a lavoro e passava il tempo a fabbricare chiodi a quattro punte da seminare per le strade contro i mezzi di trasporto tedeschi.

Ariodante Naldi, studiava a Firenze, nato il 15 Settembre 1923.
Medaglia d'argento.

Ruffo Del Guerra, nato il 23 Febbraio del 1923.
Abitava a Poggio alla Malva, dove Bogardo capitava spesso ospite del parroco del luogo.
Di famiglia antifascista: il padre ferroviere era stato ridotto quasi in fin di vita dai fascisti.