Alla notizia che le bombe avevano distrutto il tabernacolo dipinto da Filippino
Lippi sulla facciata della sua casa in Via Santa Margherita, Leonetto
Tintori ricordò che era trascorso soltanto un anno da quando aveva
riparato i danni fatti all'opera da un camion.
Da restauratore provetto qual era, decise con molto coraggio di provare a ricostruire
il capolavoro.
Si recò pertanto dalle autorità tedesche e ottenne l'autorizzazione
a procedere nel restauro. Non ebbe invece la stessa fortuna presso il Comune.
Il Commissario Prefettizio, infatti, gli disse:
"Ho tante cose a cui pensare, levati di torno!"
E così il Tintori decise comunque, con l'aiuto dei suoi familiari
e di alcuni dipendenti comunali, di recuperare l'opera per il restauro.
I frammenti più minuti li mise in vasi da marmellata con la sabbia
per non farli smussare negli inevitabili urti, e portò il tutto
in una rimessa di Villa Scarselli. Con l'aiuto di Giuseppe Rosi, cominciò
a ricomporre il "Filippino", come userà sempre chiamarlo.
Dopo la guerra l'affresco ricostruito venne sistemato in bella mostra
nella Galleria Comunale di Palazzo Pretorio, a dimostrazione dell'affetto
che la città ha sempre portato a Leonetto Tintori.
Nato a Prato l'8 novembre del 1908, è considerato uno dei più autorevoli restauratori italiani; l'interesse per il restauro lo porta spesso all'estero (Europa, America, Giappone, India). Tornato a Prato nel 1975 sviluppa un'interessante mostra presso la Galleria Farsetti e inizia l'attività didattica in Vainella con la Scuola di Affresco che ha diretto fino alla morte con successo.